La famiglia cinese

Hello everyone,

Oggi parliamo della famiglia cinese. Io ho avuto la fortuna/sfortuna di vivere con due diverse famiglie e di conseguenza ho avuto modo di conoscere due realtà totalmente differenti. La prima, molto modesta, con solo la mamma e un bambino; la seconda, molto ( ma molto) ricca, con mamma, due bambini e un esercito al seguito.

Nella prima casa, vivevo con la mamma e un ragazzino di 11 anni. Per loro sono stata la prima au pair, quindi non avevano ancora ben chiaro quale fosse il mio compito. Più che tutor d’inglese, ero l’ospite venuta da lontano. Avevano mille accortezze per me, a volte anche troppo. (Della serie che mi aprivano la portiera della macchina). I primi giorni era davvero dura col cibo; eravamo in 3, cucinava per 8 e dovevamo sempre finire tutto. Ho seriamente pensato di non farcela e mollare tutto. Kevin è stato il mio primo “modello” di bambino cinese. Durante le sue giornate faceva una cosa sola, studiare. La mattina si svegliava alle 5 per andare a giocare a golf, alle 8 andava a lezione di matematica e cinese, tornava a casa verso le 6 del pomeriggio e lo

aspettavano altre 2 ore di lezione online e i compiti da fare. Capite bene che il mio lavoro era praticamente nullo. La cosa che più mi sorprendeva era vedere come Kevin non si lamentasse mai. Ciò che la mamma diceva era legge.

La mamma, che credo si facesse chiamare Tracy, non parlava inglese. A meno che non ci fosse Kevin a tradurre, comunicava con me tramite un traduttore online. Non l’ho mai vista andare a lavorare, credevo fosse una casalinga. Le sue giornate giravano intorno alla cucina, alle classi di Kevin e ai mille messaggi su Wechat che mandava/riceveva ogni istante. In realtà, ho poi scoperto essere il boss di due aziende. Forse la cosa più strana che facevano era pulirsi le orecchie in continuazione, c’erano cottonfioc in tutte le stanze.

C’è un episodio che merita di essere raccontato, perché fa capire un po’ dei modi di fare cinesi.

Era una domenica pomeriggio; alle 3 dovevo incontrarli a scuola di Kevin per andare tutti insieme a vedere delle grotte. Una volta arrivata, saliamo in macchina e Kevin mi dice “I’m so happy, we’re going camping”. Wait what?? “Yes, we don’t sleep at home tonight”. Quella che per me doveva essere la gita di un pomeriggio, era in realtà una mini vacanza di 3 giorni. Voi lo sapevate? Io no. Anche dopo avergli fatto notare che non avessi una valigia con me, non si sono preoccupati. Alla fine sono stata 3 giorni a Jinhua, con gli stessi vestiti addosso, sporchi e puzzolenti, e dormendo in accappatoio. Non avendo nemmeno il passaporto con me, è stata dura trovare un hotel che mi facesse rimanere; alla fine mi hanno fatta entrare di nascosto.

Il motivo per il quale non me lo avessero detto resta ancora un mistero.

La famiglia dove vivo attualmente è un po’ particolare. Si tratta di una famiglia cinese molto benestante che può permettersi una sorta di “servitù”; so che è brutto chiamarla così, ma fidatevi che è quello che sembra. In Cina esiste la figura dell’ayi (letteralmente zia materna, o bambinaia), una donna, di età varia, che vive con la famiglia e si occupa di tutto. Attualmente io ho 4 ayi, una che si occupa principalmente del bimbo piccolo, ha 29 anni e vive con noi; una che viene la mattina a pulire la casa e a fare la lavatrice; una che cucina e ci fa da autista quando usciamo e una che aiuta a fare un po’ di tutto. Le ultime tre vivono insieme in un appartamento nello stesso residence dove viviamo noi. Il modo in cui vengono trattate è molto discutibile; per loro non c’è molto rispetto e lavorano davvero dalla mattina alle 5 fino alla sera alle 10 senza mai fermarsi. Oggi ho chiesto ad una di loro, la nanny che vive con noi a tempo pieno nonostante sia sposata e abbia due bimbi piccoli, perchè abbia scelto questo tipo di lavoro. La sua risposta è stata: MONEY.

I bambini sono più piccoli, 3 e 9 anni. La bambina di 9 anni passa gran parte della giornata tra una lezione e l’altra. Segue lezioni di pianoforte, canto, ballo, dizione, recitazione, inglese e un corso per diventare modella. Anche durante il weekend ha lezioni continue. Il bambino, essendo maschio, viene trattato come un principe. Le ayi fanno di tutto per lui, e lui fa tutto ciò che vuole. Io sono l’unica che gli dice no; le donne cinesi non si azzarderebbero mai a rimproverarlo. Anche in questa famiglia la mamma non lavora, passa le giornate a casa sul divano a fare shopping online e a dare ordini. Lei è il boss che decide per tutti, quando dobbiamo uscire, quando dobbiamo rientrare, quando dobbiamo riposare ecc..Veste solo firmata e gira in Porsche. Così come accadeva nella prima famiglia, io vengo trattata con molto riguardo, credo che le ayi mi odino per questo.

Una cosa che ho notato in questa casa è la totale assenza di pudore. La mamma gira tranquillamente in mutande per casa, nonostate tutte le persone che ci sono in giro; quando vanno in bagno non chiudono mai la porta; rutti, puzzette, sputi senza ritegno proprio ( ma questa è una caratteristica comune tra i cinesi). Chiedendo ai miei “colleghi” qua, mi hanno confermato che queste sono abitudini che riscontrano anche nelle loro famglie.

Vedo molta adorazione nei confronti dei bambini piccoli. Vengono davvero trattati come fossero preziosi. In estate mi faceva sorridere vedere tutte queste nonne al parco, o probabilmente le ayi, che si sbracciavano con i ventagli per fare aria ai bambini o per scacciare le zanzare. Se una famiglia può permetterselo, i bambini vengono cresciuti dalle ayi, mentre i genitori lavorano o semplicemente non vogliono prendersene cura.

Avrete notate che non ho mai parlato di figure maschili. Se non l’ho fatto è perchè non ce ne sono. In nessuna della due famiglie è presente il padre in casa. Molti dei papà vivono in altre città, dove lavorano, o all’estero. Alcuni vivono direttamente nell’azienda dove lavorano e tornano a casa qualche ora alla settimana.

Vi lascio con una piccola curiosità. In Cina, molto spesso, è considerato maleducato chiamare la gente per nome. Si chiamano tutti fratello (gege o didi), sorella ( jiejie o meimei); zia ( ayi) ecc. La cosa divertente è che anche quando traducono in inglese ti dicono ” questa è mia sorella”, mentre in realtà è la cugina o semplicemente un amica. Quindi non ci capisco mai niente. I bambini piccoli, quando giocano tra di loro, si chiamano “fratello minore”, “sorella maggiore” ecc. Io, ad esempio, sono JIEJIE. La sorella maggiore o Mimi, come sono stata ribattezzata in Cina.

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