Il mio viaggio in solitaria sulla East Coast

 

Sono appena rientrata nella mia amata, e non tanto calda oggi, LA. Fa sempre un certo effetto dopo un viaggio dire “torno a casa” e sentirsi sempre in dovere di specificare quale casa. Io ne ho tante ormai. Per quanto non ci sia tantissima differenza di orario, aver cambiato 3 fusi orario in 10 giorni mi ha altamente provata. Sono rientrata dall’unica vera vacanza che mi sono concessa in questi due anni e ho viaggiato in solitaria. Prima di partire c’era un po’ di timore e atteggiamento da “e io speriamo che me la cavo” ( film bellissimo, guardatelo) ma signore e signori..I survived.

BOSTON è stata la prima tappa. Non so perchè volessi andarci, in realtà non conoscevo niente a riguardo e quindi boh. Ma dai boh più inaspettati nascono le sorprese. Boston è una città bellissima. Ho la memoria di un ornitorinco quindi sto cercando di sforzarmi per dare più dettagli possibili ma seguirò l’esempio di Monet e andrò di impressioni.IMG_7800IMG_7811

La prima cosa che mi viene in mente quando ripenso ai giorni bostoniani è il dolore ai piedi. Vi giuro, non ho mai camminato così tanto in vita mia. La mia patner in crime dice che abbiamo camminato per tipo 20 km. Mah. L’aria che si respira è l’aria di America, capite cosa intendo? Una di quelle tipiche città americane, grandi, con i grattacieli e tutto il contorno. Venendo da una realtà come la California, dove l’aria è più simile a vamos a la playa oh oh oh oh oh, Boston mi ha incantata. Ho passato una giornata a seguire i mattoncini rossi del Freedom Trail…..( musichetta di Superquark in sottofondo)…Il Freedom Trail è un percorso di 4km, segnalato da una fila di mattoncini rossi, che attraversa Boston e passa da alcune delle location che hanno fatto la storia di questo paese. Io ricordo solo tanti cimiteri, ma tanti. Sarò sincera, non credo di averlo fatto tutto, e nel mentre mi sono fermata nel quartiere italiano per pranzo. Lo so, sono banale. Ma esattamente qui ho visto una delle scene più tenere e dolci e super carine: seduti fuori ad un bar c’erano tre signori anziani che parlavano in dialetto napoletano con cadenza americana. I LOVE IT. Ah e poi a quanto pare amano le anatre.

Non si può parlare di Boston senza citare LEI, la scuola delle scuole, l’università che Rory Gilmore scarta perchè lei è troppo cool e i nonni troppo ricchi. Harvard. ( di nuovo musichetta di Superquark in sottofondo). Harvard si trova a Cambridge. Cambridge ha un’università che si chiama Harvard. Cambridge è anche il nome di un’università che si trova a Cambridge, ma nel Regno Unito. Domande? Credo sia un po’ sopravvalutato come luogo d’interesse, io non me l’aspettavo rossa. Ma non si può piacere a tutti. Non si può entrare negli edifici e quello che si vede da fuori è molto impersonale e anonimo. Brava Rory. img_7850.jpgIMG_7854

Il secondo stop è stato Philadelphia. Anche in questo caso non ne sapevo molto ma il nome mi ispirava. Ahime, è stata una delusione. Non mi è piaciuta proprio, brutta brutta brutta. Chi mi conosce sa che io amo la storia e questo mi aveva spinto a visitare Philly, prima capitale degli Stati Uniti e teatro di avvenimenti importanti. Prima tra tutti la stesura della dichiarazione di indipendenza e della costituzione. Mi affascinava troppo poter entrare nello stesso edificio in cui secoli fa tutto ciò avvenne e personaggi come Washington hanno camminato, ma…la delusione è stata scoprire che tutto all’interno era finto. L’arredamento è stato ricostruito pensando a come potesse essere in quegli anni. Potevo benissimo vedere uno dei vostri salotti, sarebbe stata la stessa cosa.

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Indipendence Hall

IMG_7918I’m sorry Philly, ma per me è NO. Ah dimenticavo l’unica cosa un pochino interessante. The Eastern State Penitentiary. Una delle prime e più famose prigioni al mondo, ormai trasformata in un museo. Sicuramente è stata una scelta macabra andarci ma almeno io non mi sono fatta un selfie sorridente davanti alla scritta ” cella della morte”. Oddio quella signora l’ha fatto davvero.

Con il ciuf ciuf mi sono poi spostata nella capitale degli Stati Uniti, nonchè residenza di Donaldo ma non di Melania, WASHINGTON DC. Qui il discorso è più ampio. Credo che mi sarebbe piaciuta di più se solo NON FOSSE PIOVUTO OGNI SINGOLO GIORNO. Sono molto arrabbiata con DC, troppissimo. Avrei potuto fare molto di più, visitare molto di più ma il tempo non me l ha permesso. Guardate la mia faccia allegra. IMG_8018Non lasciatevi ingannare dall’assenza di un ombrello. Pioveva davvero ma io ero nel mood ” ho vissuto un anno a Seattle, sono abituata alla pioggia”. Ecco, imbecille! Quella mattina mi sono chiusa dentro un museo, ringraziamo DC che ci regala musei gratis, ma volevo esplorare. Quindi mi sono incamminata sotto la pioggia verso il monumento dedicato a Washington e poi al monumento di Lincoln. Arrivata qui, la visiera del cappellino ha iniziato a gocciolare e ho capito era il momento di sventolare bandiera bianca e tornare in hotel. Che amarezza. IMG_8208IMG_8172Metto apposta una foto con gli ombrelli almeno mi credete. Casa di Trump è carina, niente da aggiungere. Ho preso uber solo per andare li a fare la foto. Mi ricordo della scenetta con l’autista di uber ” cosa ti ha spinto ad uscire con questa pioggia?”  “Voglio solo fare una foto alla White House. Ma si può entrare dentro?” ” Se vuoi essere su tutti i notiziari stasera, sì” ahahaha. Burlone. Molto più interessante è stato il cupolone, simil Vaticano. Si tratta del Campidoglio americano, sede della Camera e del Senato. Ora, mi sono detta, Milena, ma secondo te ti lasceranno mai entrare lì dentro? Nah. E invece ci fanno dei veri e propri tour aahahah. Non credo che si faccia lo stesso in Parlamento a Roma ma correggetemi se sbaglio. Ovviamente non si può visitare tutto, fanno entrare nella stanza centrale, quella della cupola per intenderci, e in un altra stanza che ho rimosso. Essendo sola, la guida mi ha anche dato il pass per entrare a vedere il Senato e la Camera. Non sono una grande appassionata di politica ma sicuramente fa effetto entrare in certi luoghi.

Dulcis in fundo, lei, la più bella tra le belle, bellissima, amazing, wonderful, irresistibile CHICAGO. E qui voglio un applauso. Amici miei, Chicago è assolutamente la città più bella che io abbia mai visto. Avete presente la pubblicità Fate l’amore con il sapore? Ecco, dovrebbe essere Fate l’amore con Chicago. In realtà avevo alte aspettative perchè tutti me ne hanno sempre parlato benissimo, soprattutto TU ( se ti riconosci batti un colpo), e avevo paura di rimanere delusa. Me ne sono innamorata appena l’ho vista dall’aereo.

 

Non a caso delle 500 foto fatte, 300 sono solo di Chicago. Vabbè, diciamolo. Il cielo blu da sfondo fa la sua bella figura, e dopo aver passato giorni sotto la pioggia, sotto il sole di Chicago sono rinata. Non a caso sorrido in tutte le foto ( Vedi immagine di copertina). Magari sotto la neve dell’inverno non l’avrei pensata così. C’è la grande città e a due passi il parco e il lago e il pontile. Se sei stufo dei palazzoni, basta camminare 5 minuti e sei sulla passeggiata che costeggia il lago. Il panorama è stupendo e stare lì da l’impressione di vivere in una città perfetta, pulita, ordinata e organizzata in tutto.

 

Cosa si vuole di più? L’unica delusione sono stata io. Io che, nata a Napoli, cresciuta da genitori napoletani, amante fervida delle mie origini…ho non solo assaggiato, ma anche apprezzato parecchio, la famosa DEEP DISH PIZZA. IMG_8310Mamma che buona ragazzi! Lo so, faccio schifo. Sono rimasta sorpresa anche io, lo giuro. In pratica è una specie di pasta frolla ricoperta di formaggio e pomodoro. O almeno credo.

Per adesso questo è quanto. Ah, dimenticavo i ringraziamenti. Allora, voglio ringraziare la mia piccola e sgangherata valigia che non mi ha abbandonata per strada, il mio amico selfie stick che mi ha fatta venire carina nelle foto, i miei due compari Felpa di Harvard e Cappellino di Boston che mi hanno protetta un pochino dalla pioggia e protetta dal freddo, ma soprattutto ringrazio la mia amica Batteria Portatile che mi ha salvata nei momenti peggiori. Grazie compagni di avventura.

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2 pensieri su “Il mio viaggio in solitaria sulla East Coast

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