Io, straniera.

Questo sarà un articolo spaziale, sopra le nuvole ops le righe. In questo momento sto volando sopra un mucchio di nuvolette bianche; lo schermo di fronte a me dice siamo sopra Toledo, Ohio. Crediamoci. ( Giuro che le battute iniziali erano casuali…)
In realtà avevo in mente tutt’altro argomento ma vado molto d’istinto e aspetto l’ispirazione giusta.
L’ispirazione del giorno è stata voler pagare 8$ per guardare un film durante il volo, nonostante in tanti ti avessero detto “nah, non è un granché”. Sapevo già che facesse un po’ schifo e aggiungo che avevo una mega scelta di film gratis. Ho solo voluto buttare 8$…solamente per vedere la mia Firenze.
Mentre strisciavo la carta in quel dispositivo mega tecnologico che Virgin America ci regala, mi sono fatta una domanda e data una risposta. Milena ti manca l’italia? Sì, I do.

Una delle cose curiose che succedono quando si vive all’estero è affermare la propria nazionalità. In Italia non mi presenterei mai dicendo ” Piacere mi chiamo Milena e sono italiana”. Proverò a farlo come esperimento ahahah. Ma adesso è ciò che più mi identifica, che mi rappresenta. Ormai ho la mia frase d’apertura ” Hi, I’m Italian ” Chissene del nome ahah. Vivendo in un paese come gli Stati Uniti, in cui il mix di nazionalità fa da padrone, è anche una delle prime domande che si fa agli altri. Non so voi ma io la chiedo pure al tassista di Uber.
La nazionalità, bella storia.

Vivendo all’estero si scopre il proprio paese sotto una luce diversa, da lontano, da fuori, attraverso gli occhi degli altri. Di tutte le persone che ho conosciuto non ce n’è stata che non mi abbia detto “wow, I really have to go there. Italy is beautiful” o “I have been there. Amazing”. Riflettete un attimo, quante volte avete detto una cosa del genere ad uno straniero incontrato per strada? Domanda sbagliata..mi correggo, quante volte avete chiesto anche solo chiesto ” Ehi amico, da dove vieni?”. Mi riempie di orgoglio quanto la gente apprezzi il mio paese e mostri interesse; ha voglia di conoscerlo. Quanto è triste che noi non facciamo lo stesso. Rimaniamo poveri così. Non capite quanto è bello conoscere il mondo, quanto possa regalarvi una chiacchierata con un tuo fratello che viene da lontano. Lo sapevate ad esempio che i giapponesi non si prendono cura dei denti? O che in Brasile sono sempre in ritardo? Che in Sud Africa devi andare a scuola tutto bello, pulito e profumato e con i capelli della lunghezza giusta? Che in India sanno mangiare la zuppa con le mani? Oppure sapevate che fufurufa è una parolaccia in Colombia? Male ragazzi, molto male.

Una delle tante cose che mi mancherà dell’America è la libertà. Qui non si viene giudicati se si esce di casa struccate e in tuta, o se si va in pigiama a fare la spesa; qui non c’è una moda da seguire, ognuno ha un suo stile e nessuno storce il naso. Non importa se ami un uomo, una donna, un pomodoro o un canarino; qui puoi avere una famiglia e insegnare ai tuoi figli i valori che tanto mancano a chi ha sempre pregiudizi. Noi sembriamo tutti fatti con lo stampino: stesse scarpe, stessi giubbotti, stessi locali da frequentare, e pronti a giudicare se il colore, il sesso, la religione o il rigore alla Juve non ci sta bene. Io non mi sono mai sentita discriminata o penalizzata per essere straniera qua. Forse non sarei riuscita a sopravvivere nemmeno una settimana con gli sguardi della gente puntati su di me, come se io fossi da evitare, o fossi pericolosa o semplicemente mi puzzassero i piedi. La gente qui si interessa a me quando sente il mio inglese con quell’accento strano, sono curiosi di sapere da dove vengo, cosa faccio qua; vogliono sapere la mia storia. Perché ragazzi ognuno di noi ne ha una, dovremmo solo imparare a chiedere ed ascoltare.

P.S. Ricordatevi di iscrivervi per rimanere sempre aggiornati 🙂

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